Tempi e Modi

Evoluzionano le specie, e evoluziona l’evoluzionismo. Spesso confondiamo la filogenesi, evento unico ed accaduto, con le nostre sue interpretazioni, che non sono né uniche né necessariamente certe. Quante volte un cladogramma, risultato numerico di una determinata impostazione analitica, viene spacciato per “albero evolutivo”. La filogenesi è un fatto, per quanto oscuro e ignoto, comunque reale. Un cladogramma è solo una rappresentazione grafica di un algoritmo numerico applicato a una serie di dati. Un albero filogenetico invece è una interpretazione sintetica che vuole approssimare la vera filogenesi alla luce delle conoscenze di un dato momento storico, dei paradigmi evoluzionistici correnti, dei metodi disponibili, e di un pó di buonsenso. E’ bene tenere a mente le distinzioni tra questi tre elementi. Se cambiano le conoscenze, se cambia il paradigma, se cambia il metodo, cambia l’albero, ma la filogenesi (benché probabilmente sconosciuta in molti dettagli) rimane la stessa. Qualcuno si è preso la briga di quantificare questo cambio. JE Tarver e colleghi (Proc. Royal Soc. B 2010) hanno applicato indici statistici alle variazioni tassonomiche degli ultimi due secoli in due gruppi emblematici, dinosauri e primati. Hanno tentato di quantificare il cambio nel dato e nella sua percezione, per vedere quanto singole nuove scoperte possano “rivoluzionare” lo scenario delle ipotesi evoluzionistiche. Interessante il risultato duplice: definizione instabile e in continuo miglioramento per i dinosauri, panorama stabile e senza troppe sorprese per i primati. Si può discutere questo risultato sul piano dei dettagli metodologici la filogenesi proposta, la scelta dei dati, o degli indici), ma importante di questo lavoro è il suo messaggio: una teoria evoluzionsitica può (e deve) essere analizzata e valutata in termini di stabilità e sensatezza scientifica. Se questo è vero in generale, strizziamo l’occhio a discipline quali la paleontologia o la tassonomia, troppo spesso caratterizzate da contesti ampiamente illustrativi e descrittivi che finiscono per generare sparate giornalistiche o accademiche finalizzate ad attrarre un pó di attenzione con notizie tanto superficialmente accattivanti e sensazionalistiche quanto presto dimenticate nel calderone delle conoscenze futili. Almeno per i primati (e soprattutto per le scimmie antropomorfe), “rivoluzioni” nell’interpretazione della loro filogenesi sono inattese, o quantomeno improbabili.

Emiliano Bruner

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