Teorie ‘bollenti’

La disponibilita’ di energia nell’ambiente sotto forma di nutrienti viene di routine considerata limitata e di consequenza limitante per l’attivita’ riproduttiva e le funzioni che promuovo la sopravvivenza. Sulla base di questa assunzione, divenuta quasi dogmatica nelle discipline ecologiche, sono stati proposti diversi modelli teorici che cercano di spiegare come un organismo riesca ad allocare in modo ottimale una risorsa disponibile in limitata quantita’ tra numerose funzioni della quale necessitano. Il principale punto debole di questi modelli e’ la totale mancanza di considerazione dell’organismo, di come esso funzioni e di quale siano le sue reali necessita’. Ad esempio, meccanismi fisiologici che regolano la capacita’ di acquisire energia dal cibo o di utilizzarla per soddisfare i bisogni metabolici possono ulteriormente limitare la sua reale disponibila’. In un recente articolo pubblicato nel Journal of Animal Ecology, John Speakman e Elzbieta Krol dell’Unviersita’ di Aberdeen propongono un nuovo approccio teorico, battezzato la heat dissipation limit theory, che cerca proprio di superare i limiti delle precendenti teorie. Estendendo la peripheral limitation hypothesis, gli autori suggeriscono che la massima capacita’ di dissipazione del calore corporeo possa rappresentare un’importante costrizione fisiologica propria di un individuo in grado di limitare la capacita’ di spendere energia, indipendentemente dall’uso che l’organismo ne faccia. Questa teoria quindi pone l’accento su aspetti intrinseci come i reali modulatori del turnover energetico. Gli autori ritengono che il limite alla quantita’ di energia spendibile sia legato alla necessita’ dell’individuo di evitare un eccessivo incremento nella temperatura corporea e quindi le consequenze negative dell’ipertermia. Il modello, tuttavia, e’ stato basato su considerazione fatte su animali in condizioni stazionarie e quindi non sembra in grado di poter spiegare le problematiche affrontate nella dissipazione del calore durante uno stato attivo, riscontrabile ad esempio negli uccelli migratori che facilmente possono entrare in uno stato ipertermico. Indipendentemente dagli aspetti meccanicistici che cercano di supportare la teoria, la sua utilita’ concettuale e’ a mio avviso evidente nel semplice fatto di enfatizzare l’importanza dei fattori intrinsici (individuo) nel modulare il legame tra energia e ambiente nei taxa endotermici. Tenere in considerazione costrizioni fisiologiche dovrebbe permetterci di accrescere la nostra capacita’ di prevedere gli effetti dei cambiamenti ambientali sulle popolazioni animali.

David Costantini

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