Studio del comportamento animale

L’etologia come disciplina per lo studio della biologia del comportamento nasce ufficiosamente nel 1936, anno dell’istituzione della comunita’ scientifica di etologi (Deutsche Gesellschaft für Tierpsychologie), seguita l’anno dopo dalla fondazione della rivista Ethology. Sara’ pero’ Tinbergen in “The study of Instinct” (1951) a definire rigorosamente le linee guida dell’analisi etologica: Come i meccanismi fisiologici controllano il comportamento? Come tali meccanismi si sviluppano all’interno degli individui? Qual e’ il valore adattativo di quel tratto comportamentale? Come si e’ originato nella storia evolutiva? I primi due punti si riferiscono alla causalita’ del comportamento, gli altri due al valore adattativo. Il lavoro di Tinbergen va associato ai libri di Lorenz sulle sue taccole ed oche selvatiche, ma anche ai testi di Hinde e di Eibl-Eibesfeldt. Il grande anno per l’etologia e’ il 1973, quando Lorenz, Tinbergen e Von Frisch, oggi considerati i fondatori della disciplina, furono insigniti del premio Nobel per la Medicina per gli studi sull’organizzazione dei comportamenti individuali e sociali. Fino al 1975, l’enfasi e’ rivolta a ricerche sulle cause prossime del comportamento con l’intento principale di spiegare i meccanismi alla base dei pattern istintivi. La devozione alla causa prossima vede nella teoria dell’automatismo del sistema nervoso centrale di Erich von Holst, nel  modello psicoidraulico per le azioni istintive di Lorenz la massima rappresentazione della ricerca di quei decenni; tali modelli soppiantano la prevalente visione dei behaviouristi, per cui tutto il comportamento e’ appreso e niente e’ innato per definizione. Dopo il 1975, c’e’ un cambiamento di rotta. La ricerca e’ deviata verso lo studio delle cause ultime; e oggi e’ l’approccio adattazionista a dominare la scena. Le fondamenta della disciplina rimangono pressocche’ inalterate, poggiano su basi neo-darwiniste, le interpretazioni pero’ cambiano. Da etologia pura si passa a ecologia del comportamento, dagli etogrammi e gli studi neurofisiologici si passa a studi che interpretano in chiave di fitness darwiniana il senso adattativo di strategie sessuali, decisioni di foraggiamento, ed ogni caratteristica che potrebbe contare nel calcolo dell’abilita’ individuale di lasciare copie genetiche dei propri geni alle generazioni future; “Dai 4 perche’, si passa ad uno di questi – il perche’ sul valore della sopravvivenza; “l’etologia può essere ancora un animale quadrupede, ma è diventato un animale che salta su una sola grossa zampa, con le altre tre penzolanti in modo inefficiente […]” (Marian Stamp Dawkins, 1989). La strategia del “spiegare il perche’ senza conoscere il come” puo’ essere stimolante per aprire nuovi scenari evolutivi, ma rischia di compromettere il futuro della ricerca del comportamento che dovrebbe tendere ad un maggiore approccio integrato fra le discipline del “come”, ad esempio la neurofisiologia, endocrinologia e biochimica e quelle del “perche’”, come l’ecologia del comportamento e la sociobiologia.

 

Valeria Marasco

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