Dragon Attack

Tenerife, Isole Canarie. Il deserto del Teide, Olimpo atlantico che nasce dalle nuvole ammassate dai venti alisei sulle macchie vulcaniche dell’arcipelago macaronese. Roccia e “tajinaste”, l’Echium endemico dell’isola, terre rosse e tanto cielo. L’Africa degli europei. Prima i Guanci suppostamente di aspetto nordico. Poi portale transoceanico per i commerci con le Americhe e quindi ponte bioculturale tra vecchio e nuovo mondo, dagli schiavi alle spezie, dalle piante ai germi. Infine, con un po’ di traccheggio, definitivamente terra spagnola, meno uno all’ora locale, dedita al banano e alla pastorizia. Finisce con una dicotomia schizofrenica tra valli plioceniche di laurisilva e immense aree devastate dallo sfruttamento edilizio e turistico con un accanimento e una ottusità impensabile anche per lo spregiudicato genere umano. Torniamo sul tetto, torniamo sul vulcano, torniamo sul Teide. E sediamoci sulle rocce del deserto. La sensazione di essere guardati, da mille occhi. La sensazione che i mille occhi si stiano avvicinando. Come si sente una preda quando decine di draghi gli stanno per saltare addosso? Beh, in questo caso i sente un po’ confusa. Benché giganti e benché decine non superano in genere i trenta centimetri. E poi soprattutto i draghi non sono interessati a te, ma al tuo panino. Le lucertole delle Canarie, Gallotia, relitti di gigantismo endemico in una terra senza predatori e con non troppe prede. Le specie più grandi (G. goliath, G. maxima) hanno ormai lasciato solo qualche segno del loro passaggio e qualche manipolo di criptozoologi a cercarle nei reconditi di foresta oceanica. Ma le altre ci sono ancora, eccome. Variabili, moltissimo, nella morfologia e nelle colorazioni. E nel comportamento. Fantasmi in deserto aperto, diventano piccioni in prossimità di un centro visite o di un complesso turistico. Accerchiano con occhiatacce rettiliane il turista, e aspettano il prosciutto. La preda si domanda due cose. Primo, che tipo di società è questa delle Gallotia, sperse nel deserto ma all’occorrenza (cibo) si ammontonano una su l’altra, ricordando scenari post-atomici da cinematografia classica. Secondo, dove è finito quel carattere rettiliano schivo e indipendente, in lucertole idealmente selvatiche che per un pezzo di prosciutto o un biscotto si fanno corrompere lasciandosi scaricare addosso quintali di gigabytes fotografici dai turisti (e dagli zoologi) di passaggio. Non ci sono più i dragoni di una volta. In questo caso San Giorgio se la sarebbe cavata con un tramezzino …

Emiliano Bruner

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