Fiabe evolutive

Nel 1978, Stephen Jay Gould rimarcava in un breve saggio pubblicato sulla rivista “New Scientist” il bisogno di un maggior rigore scientifico nella valutazione di ipotesi negli studi sociobiologici del comportamento animale. Benchè molte spiegazioni proposte per descrivere i pattern comportamentali osservati potrebbero essere plausibili, spesso queste mancano di un solido supporto e si rifugiano un pò frettolosamente sotto il dominio della selezione naturale. Chiaramente, come sottolineato dallo stesso Gould, il concetto di selezione naturale acquisisce in questo modo un significato quasi dogmatico, ovvero la selezione naturale è l’unico motore dell’evoluzione, spiega qualsiasi cosa e quindi è vera a priori. La realtà è invece ben diversa e, come evidenziato dallo stesso Darwin, la selezione naturale non è l’unico agente del cambiamento evolutivo. L’arte di raccontar storie, tuttavia, continua ed è ormai prassi comune in numerosi articoli pubblicati nelle riviste scientifiche maggiormente quotate. La voglia sfrenata di spiegazioni accattivanti per i fenomeni biologici osservati forza spesso la mano di ecologi ed etologi nel dipingere scenari ultra-adattativi, con la pretesa e direi presunzione di voler spiegare caratteri evoluti in centinaia di migliaia di anni con dati raccolti con gli occhi di oggi. Il tutto è poi esacerbato dalla richiesta non manifesta di numerose riviste di materiale utile da vendere sui quotidiani e testate di divulgazione scientifica. Quindi meglio raccontare una novella fantasiosa di scenari adattativi che vagliare rigorosamente più spiegazioni ed eventualmente concludere che proprio la più noiosa è quella più plausibile. Mi sembra chiaro che se vogliamo elevare le discipline ecologiche e comportamentali ad un livello di scienza ‘forte’ come la fisica un maggior rigore metodologico e nella falsificazione delle ipotesi sia assolutamente necessario, altrimenti tali discipline continueranno ad essere viste da fisici, tossicologi e biochimici come produttrici di storielle da raccontarsi nel salotto di casa, magari davanti al caminetto ed ad un bicchiere di buon brandy.

 

David Costantini

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