Ornitomorfia

L’influenza nel metodo della “scala umana” è un elemento spesso sottovalutato nelle considerazioni epistemologiche. L’uomo non solo “vede meglio” alla sua scala dimensionale, ma produce tecnologie che funzionano in genere meglio (almeno al loro principio) alla sua scala dimensionale. L’antropologia è spesso arrivata prima in molte applicazioni metodologiche (dalla biometria alla tomografia computerizzata) perché gli strumenti erano stati originariamente pensati e sviluppato per oggetti “a dimensione di uomo”. E anche forse per questa ragione la craniologia in generale è soprattutto stata cosa da mammiferi, in questo caso inoltre per ragioni di robusta omologia e disponibilità anatomica del gruppo zoologico. Se già per i rettili molte considerazioni craniologiche hanno richiesto il loro tempo, nella loro glorificazione a uccelli la cosa è andata peggiorando: alleggerimento generale di tutto il complesso del cranio, strutture anatomicamente effimere e incerte, elementi minuti e intrecciati, scarsa resistenza alle dinamiche di fossilizzazione ma anche a quelle più basiche di conservazione museale, fusione di elementi anatomici, continuità strutturale e funzionale, assenza di chiare omologie di riferimento. Tutto questo non aiuta i tentativi di quantificazione numerica della variabilità morfologica. Tra le altre difficoltà, anche una di natura statistica: le variazioni del cranio degli uccelli sono ampiamente associate alle variazioni del becco, e i processi di normalizzazione metrica in genere richiesti per comparare i dati distribuiscono le differenze del becco sul resto delle variabili (“effetto Pinocchio”), confondendo le idee. Tutto questo ha reso la cosa piuttosto complicata al morfometrista, obbligato in genere a un approccio descrittivo piuttosto che a quantificazioni metriche. Poi arriva appunto la tomografia computerizzata, è già i primi problemi associati alla scarsa resistenza delle strutture e alle difficoltà di riproduzione anatomica vengono risolti. Già nel 2004 finisce catturato in uno scanner addirittura l’Archaeopteryx, rivelando le sue geometrie neurali. Sempre grazie alla tomografia e ai riferimenti endocraniali, nel 2009 la morfometria geometrica raggiunge l’elusiva natura anatomica del neurocranio degli uccelli. Proprio nello stesso anno le tecniche di analisi geometrica di profili continui tentano infine di risolvere la questione dell’assenza di riferimenti discreti sul cranio dei corvidi. E coincidenza vuole che sempre nello stesso anno tomografia e morfometria geometrica catturino anche le lucertole, riunendo in un solo destino metodologico rettili glorificati e non. La quantificazione è un passo necessario alla valutazione scientifica delle ipotesi, non ci sono dubbi. Con tutte le cautele necessarie a ricevere le nuove prospettive metodologiche, possiamo comunque dire che anche in questo settore il dibattito è ufficialmente cominciato. Sotto a chi tocca.

Emiliano Bruner

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