BAT BOX: Un pipistrello per amico

La ricerca coesiste, e’ nella societa’. La realizzazione del progetto “BAT BOX” e’ un segnale di ottimismo che sottolinea l’importanza della tramissione della ricerca fuori dalla comunita’ scientifica. E’ uno dello staff del progetto, Giacomo Maltagliati dottorando in Etologia, Ecologia Animale ed Antropologia presso l’Universita’ di Firenze, a parlarci dell’avventura “BAT BOX”.

Com’e’ nata l’idea del progetto “BAT BOX”?

“L’idea nacque nel 2006, quando il dr. Paolo Agnelli del Museo di Storia Naturale di Firenze presentò, in occasione di un incontro con i cittadini di Fiesole (FI), l’utilizzo di questi rifugi artificiali come una potenziale alternativa eco-sostenibile per la lotta alle zanzare”.

I fondi della ricerca arrivano dal mondo accademico o da enti esterni?

“La ricerca è resa possibile grazie al finanziamento di Coop che dal 2007 si è impegnata in una costruttiva partnership con il Museo di Storia Naturale di Firenze. Questa salda collaborazione ha reso possibile lo sviluppo del progetto dalla distribuzione di poche bat box in ambito locale fino alla reperibilità di questi rifugi a scala pressoché nazionale”.

Descrivici, in breve, i metodi di applicazione.

“Partecipare al progetto e’ semplice. All’interno della confezione di ogni bat box è presente una scheda in cui sono indicati i dati da inviarci, generalmente tramite e-mail. Una volta ricevuta la scheda compilata registriamo il nominativo del collaboratore, assegniamo al suo rifugio artificiale un codice univoco ed inseriamo i dati nel nostro database. A questo punto inizia il monitoraggio tramite il controllo degli escrementi e degli esemplari eventualmente presenti. E’ richiesta una frequenza ottimale dei controlli ed in base allo sforzo di campionamento delle persone valutiamo se accettare come attendibili o meno i loro dati”.

Quali sono le ragioni principali che motivano un privato cittadino ad acquistare una bat box?

“E’ innegabile, il principale motivo è la potenzialità dei pipistrelli nel tenere a bada le zanzare. In realtà, avvicinandosi al mondo dei chirotteri, l’interesse delle persone tende pian piano a spostarsi dal “no alle zanzare” al “sì ai pipistrelli” in una costruttiva presa di coscienza su quelle che sono le problematiche che affliggono questo fragile gruppo animale”.

Puoi darci una stima sul successo di colonizzazione delle bat box?

I dati analizzati tramite un’analisi multivariata mostrano che l’altezza dal suolo e le ore di esposizione al sole durante le giornate estive sono i fattori che meglio discriminano la differenza tra rifugi colonizzati e non colonizzati. Altro fattore significativo è il tempo: la probabilita’ di colonizzazione della bat box cresce con l’aumentare del tempo di posizionamento. Il successo di colonizzazione delle bat box posizionate nel 2007 e’ stato del 20.6% nello stesso anno, e’ salito al 34.8% nel 2008 e ha raggiunto il 40.0% nel 2009!”.

Ci spieghi come questo progetto sia rilevante ai fini della conservazione dei pipistrelli in Italia?

“Le bat box, oltre a fornire importanti informazioni sulla presenza, comportamento e l’ecologia della chirotterofauna, sono dei preziosi strumenti di conservazione in quanto forniscono un rifugio ad un gruppo animale attualmente in declino, spesso a causa della scarsità di luoghi idonei in cui rifugiarsi. Le bat box sono un esempio di come conservazione e ricerca siano due facce della stessa medaglia: da un lato non si può conservare senza conoscere e dall’altro è auspicabile che la ricerca abbia delle ricadute reali. Inltre, con il posizionamento delle bat box in ambiente urbano si ha la possibilità di tutelare una parte della biodiversità di un ambiente profondamente rimaneggiato che tuttavia costituisce il luogo in cui la maggior parte degli individui della nostra specie vive”.

La ricerca nasce tra le mura accademiche, un’eccellente campagna di divulgazione la riversa nel mondo pubblico. La partecipazione dei cittadini consente l’acquisizione di un’incredibile quantità di dati. Il passo successivo sarà quello di riportare i risultati nel mondo scientifico. Pensi che questo ulteriore passo, decisivo per l’avanzamento della ricerca, sia difficile?

“La lezione più importante che abbiamo imparato dalla nostra esperienza e’ la possibilità di coinvolgere le persone nella ricerca tramite una corretta divulgazione in un mondo che vive di disinformazione. E’ poi importante che la ricerca abbia delle ricadute concrete in termini di conservazione e di tutela della biodiversità. In questo modo è possibile chiudere quel circolo virtuoso che dalla raccolta dei dati da parte delle persone torna alla loro vita quotidiana. Un tale progetto di conservazione, in grado di smuovere così tanto l’opinione pubblica, non può e non deve essere ignorato né dal mondo accademico né dal resto dei soggetti interessati alla salvaguardia dell’ambiente. La difficoltà nel dialogo tra questi due soggetti è sicuramente uno dei punti cruciali per il futuro di un progetto che li coinvolge entrambi, tuttavia, osservando i risultati di questi anni, non possiamo che essere fiduciosi nei confronti di quella che sta divenendo una nuova prospettiva di conservazione compartecipata”.

Valeria Marasco

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