Istografia

Qualche anno fa, in un articolo introduttivo per un volume sull’applicazione di modelli digitali in primatologia, facevo notare le analogie teoriche e pratiche tra l’istologia tradizionale e le recenti applicazioni di imaging biomedico (in quel caso soprattutto tomografia computerizzata). Nel primo caso si taglia l’oggetto con un microtomo, nel secondo caso si “taglia” invece usando raggi X o onde magnetiche. Poi bisogna visualizzare gli elementi di interesse. Nel primo caso si utilizzano marcatori chimici, nel secondo algoritmi di segmentazione. Infine bisogna riuscire a visualizzare il tutto. Nel primo caso si fa uso di microscopi (lenti e ottica), nel secondo caso di computer (software). Il tutto richiede le stesse questioni epistemologiche (Cosa sto cercando? Perché? Come posso riuscire a evidenziarlo? Quali sono le proprietà anatomiche che mi interessa rivelare?) e un eccezionale contesto di continuo confronto tecnico e metodologico (Quale la migliore colorazione, quale il miglior algoritmo? Ci sono artefatti? Quali i vantaggi e gli svantaggi di una macchina rispetto ad un altra? Come immagazzino i dati?). Recentemente è stato pubblicato un volume sull’evoluzione cerebrale, in onore alla carriera di Ralph Holloway, edito dallo Stone Age Institute. La raccolta di lavori include un articolo di Kaufman e colleghi del laboratorio di John Allman sulla scansione trattografica di un encefalo di gorilla. A parte l’eccezionalità delle tecniche di trattografia (che con l’applicazione di filtri numerici e algoritmi rivelano l’orientazione delle fibre cerebrali, rivoluzionando gli studi di connettività), il lavoro è stato fatto con una macchina di risonanza magnetica a 9.4 Tesla. Per usi diagnostici in ospedale si utilizzano in genere macchine a 1.5-3.0 Tesla. Il risultato di una macchina a 9 e passa Tesla lo potete vedere nelle immagini qui al lato: indistinguibile da una sezione istologica. Insomma, le problematiche di oggi degli anatomisti digitali sono le stesse di ieri dei pionieri dell’istologia. E se Cajal doveva sapere di chimica per migliorare i suoi risultati, noi oggi dobbiamo sapere di informatica. Interessante notare un substrato comune a queste due componenti degli studi anatomici, che ha fornito idee, stimoli, e soddisfazioni: la fotografia.

Emiliano Bruner

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