Uguali, diversi

Sebbene la paleontologia possa contare su una rappresentatività sistematica nella migliore delle ipotesi esigua e frammentata, impossibile astenerci dalla tentazione di partorire continuamente filogenesi. E’ come una necessità primaria, un bisogno mentale. Per i Primati una stima propose che conosciamo (e a livello per giunta solo di singoli individui) qualcosa come l’1% delle specie realmente esistite, valore che sconsiglierebbe di esibirsi in ipotesi altamente parziali. La situazione peggiora se si considerano le influenze di fattori come l’omoplasia (parallelismi) e la plesiomorfia (caratteri comuni perchè arcaici), che possono rendere quell’1% illeggibile. Evidentemente un tema mediaticamente caldo in questo senso è rappresentato dalla filogenesi delle scimmie antropomorfe, noi inclusi. Se lasciamo fuori gli studi prettamente descrittivi e discorsivi (che in paleoantropologia spesso rappresentano una grande fetta della produzione culturale) restano comunque tracce di seri problemi negli approcci analitici. Lo scimpanzè viene costantemente preso come “modello primitivo”, dimenticando che in questi cinque e passa milioni di anni tanto siamo cambiati noi quanto forse è cambiato lui (probabilmente gli scimpanzè pensano che il nostro condiviso antenato comune fosse identico a Homo sapiens …). Le tassonomie si fanno sempre più inclusive, per una tendenza al “volemose bene” che ci vuole tutti fratelli e tutti uguali, rendendo inutile lo “strumento tassonomia” e dimenticando il vero valore della diversità (uno slogan femminista diceva negli anni settanta: “Uguaglianza come diritto, diversità come valore” … bellissimo ….). Se continua così anche i lemuri saranno un giorno ominidi. Ma soprattutto interessante notare un dettaglio epistemologico: la relazione tra morfologia e genetica. Già da tempo si è tutti d’accordo nel riconoscere l’assenza di una relazione lineare tra differenze morfologiche e distanze filogenetiche. Alcune forme cambiano rapidamente, altre no. Alcune forme cambiano omogeneamente, altre no. Dopo un secolo di leggerezze in questo senso, che associavano automaticamente il più differente col più lontano, adesso la morfologia ha raggiunto una maturità che, grazie anche agli errori del passato, utilizza più cautele e soprattutto strumenti concettuali più raffinati (integrazione morfologica, morfologia funzionale etc.). E mentre tutti sono impegnati a riconoscere i difetti di quella associazione troppo semplicistica e riduttiva … l’intera comunità scientifica fa allo stesso tempo gli stessi identici errori con le discipline molecolari. Assumendo che geni e molecole cambino per tutte le specie omogeneamente e gradualmente, più uguale viene assunto senza discussione come più vicino. Ma magari non è così.

“L’uomo è l’unico animale che inciampa due volte nella stessa pietra”

Emiliano Bruner

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