Stress sociale

Nelle specie sociali, le interazioni agonistiche con gli altri membri del gruppo rappresentano uno dei principali fattori stressanti (si veda il post precedente “Ormoni fecali” per una definizione di stress). Dato che lo stress prolungato riduce la fitness, numerosi studi hanno esaminato l’effetto della competizione intrasessuale (direttamente legata alla fitness individuale) sui livelli di glucocorticoidi, ormoni che vengono rilasciati in circolo durante le situazioni stressanti e che costituiscono una buona misura dello stress individuale. In generale ci si aspettava che, nelle specie ad organizzazione gerarchica, gli individui subordinati (cioè quelli che perdono la maggior parte dei conflitti) fossero più stressati dei dominanti, ma è emerso un pattern assai più complesso e poco consistente attraverso specie diverse (Goymann & Wingfield 2004). Ad esempio, è risultato che nelle specie di carnivori in cui la riproduzione dei subordinati è totalmente soppressa o molto ridotta (cooperative breeders come mangusta nana, lupo, licaone ecc.), sorprendentemente, sono gli individui dominanti quelli che presentano i livelli più elevati di glucocorticoidi (Creel 2001; Sands & Creel 2004)! Invece, in specie in cui il rango sociale non viene acquisito attraverso lotte frequenti, come nei maschi di iena maculata (Crocuta crocuta), non si trova alcuna relazione tra gerarchia e livelli di glucocorticoidi (Goymann et al. 2003). In realtà, anche nelle specie in cui gli individui subordinati sono vittime di frequenti attacchi e quindi sono più stressati dei dominanti, come nei babbuini (Papio hamadryas), lo stress non sembra essere una semplice funzione del rango sociale (Sapolsky & Ray 1989). Piuttosto, sembra che sia la capacità di alcuni individui di controllare e prevedere i conflitti (Ray & Sapolsky 1992) e soprattutto di ottenere supporto sociale dai compagni di gruppo (Abbott et al. 2003) a ridurre lo stress. In particolare il supporto sociale ricevuto, inteso come insieme delle interazioni sociali amichevoli con i membri del gruppo, favorisce il rilascio di ossitocina, un ormone che in diverse specie sembra deprimere l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, e quindi la secrezione di glucocortocoidi (DeVries et al. 2003; Taylor 2006). Un aspetto ancora relativamente poco studiato è quello dello stress causato dai conflitti sessuali. Ad esempio, restando al caso dei babbuini, si è visto che l’immigrazione di un nuovo maschio dominante, potenzialmente infanticida, in un gruppo provoca un aumento sostanziale dei livelli di glucocorticoidi nelle femmine che hanno piccoli da allattare (esposti alla minaccia dell’infanticidio), ma non in femmine che si trovano in altri stati riproduttivi (Engh et al. 2006). E’ evidente come l’infanticidio possa ridurre in modo considerevole la fitness delle femmine di babbuino, e infatti tale risultato è compatibile con l’ipotesi che gli eventi più stressanti per gli individui siano quelli più direttamente legati alla loro fitness (Bergman net al. 2005). Anche qui però il supporto sociale viene in aiuto: i ricercatori hanno scoperto infatti che le femmine con piccoli dipendenti che hanno un protettore maschio come “amico” non sperimentano lo stesso incremento nei livelli di ormoni dello stress (Beehner et al. 2005; Engh et al. 2006). Sempre parlando di conflitti sessuali, studi futuri potrebbero esaminare lo stress potenzialmente causato dai rifiuti sessuali della femmine in specie in cui i maschi sono ad esse subordinati.

 

Roberto Bonanni

 

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