Sesso, stress e aggressività

L’aggressività intraspecifica è funzionalmente legata alla competizione per le risorse, le quali comprendono, tra l’altro, i partner sociali e quelli sessuali in particolare. In molte specie sociali ad organizzazione gerarchica, gli animali di alto rango (che vincono la maggior parte delle interazioni aggressive e competitive) possono ottenere un successo riproduttivo più elevato dei subordinati (es. Jack & Fedigan 2006), per quanto la relazione tra rango sociale e fitness sia assai complessa e vari a seconda della specie, della struttura sociale, del sistema nuziale ecc. (si vedano ad esempio Say et al. 1999 e Wroblewsky et al. 2009). Le asimmetrie nella fitness possono essere una conseguenza del fatto che gli individui di alto rango impediscono fisicamente ai subordinati di accoppiarsi (es. Derix et al. 1993), oppure dello stress sociale associato con la subordinazione che può deprimere la produzione di ormoni sessuali (es. Arnold & Dittami 1997). Ulteriori informazioni sui meccanismi fisiologici che influenzano la relazione tra rango sociale e fitness provengono da un elegante esperimento condotto con i topi da laboratorio da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma (Dadomo et al. 2011). In breve, nei topi maschi la subordinazione sociale può essere associata ad un considerevole stress, cui consegue una diminuzione significativa della motivazione sessuale. Allo scopo di contrastare l’effetto inibitorio dello stress sociale i ricercatori hanno provato a somministrare agli animali il farmaco sildenafil citrato, più noto con il nome commerciale di “Viagra”, utilizzato per curare le disfunzioni erettili maschili nell’uomo. Dapprima i ricercatori hanno valutato le relazioni di dominanza in 36 coppie di topi maschi, e poi hanno somministrato il farmaco a metà degli animali subordinati (trattando invece gli altri subordinati e gli individui dominanti con una soluzione salina standard). E’ emerso che entro poche settimane dall’inizio del trattamento, circa la metà dei maschi subordinati che avevano ricevuto il sildenafil hanno iniziato a manifestare comportamenti aggressivi nei confronti dei maschi dominanti (normalmente l’aggressività viene fortemente inibita nei maschi subordinati ed è espressa quasi solo dai dominanti). Successivamente i ricercatori hanno testato l’effetto del farmaco sul comportamento sessuale ed hanno riscontrato che i subordinati trattati mostravano un tempo di latenza alla monta di una femmina in estro che era significativamente minore rispetto ai controlli, e inoltre non diverso da quello dei maschi dominanti. Ciò conferma l’effetto positivo esercitato dal farmaco sia sul comportamento aggressivo che su quello sessuale. Riguardo i meccanismi d’azione del farmaco sembra che esso possa agire sia attraverso l’inibizione della sintesi di ossido nitrico nelle cellule dell’ipotalamo, sia attraverso la stimolazione della produzione di testosterone nelle cellule di Leydig del testicolo. Gli studi preliminari effettuati sembrano indicare che, in effetti, i topi trattati mostrano livelli di testosterone quattro volte più elevati rispetto ai controlli! Insomma, uno studio che fornisce un’ulteriore conferma della base causale comune che lega motivazione aggressiva, motivazione sessuale e successo riproduttivo nei vertebrati, e probabilmente in altri taxa. In effetti, sembrerebbe che il sistema di inibizione della sintesi dell’ossido nitrico sia coinvolto nella modulazione dei comportamenti sessuale e aggressivo persino nei grilli (D’yakonova& Krushinskii 2006)!

Roberto Bonanni

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