Lupi pedomorfici?

L’eterocronia è un meccanismo evolutivo che genera diversità biologica attraverso piccoli cambiamenti genetici che alterano la sequenza temporale, o la velocità dello sviluppo ontogenetico di un organismo (SJ Gould 1977). Nell’ambito dei cambiamenti eterocronici, la pedomorfosi si riferisce alla comparsa di organismi che presentano in età adulta tratti osservabili negli stadi giovanili delle forme ancestrali, presumibilmente come conseguenza di uno sviluppo rallentato o interrotto in uno stadio precoce. In particolare, la pedomorfosi viene spesso chiamata in causa come il meccanismo che permette di spiegare l’evoluzione del cane domestico (Canis lupus familiaris) a partire dal lupo, e tale ipotesi sembrerebbe essere supportata sia da studi comportamentali (Coppinger et al. 1987), sia da analisi morfometriche bidimensionali del cranio (Wayne 1986). Si è suggerito, quindi, che le moderne razze canine siano differenziabili sulla base del grado di pedomorfismo esibito, ovvero della loro maggiore o minore somiglianza morfologica e comportamentale rispetto alle forme giovanili del lupo. Ad esempio, le razze canine che esibiscono il più elevato pedomorfismo (es. san bernardo, rottweiler, bulldog ecc.) presentano, in età adulta, crani relativamente ampi e muso corto, ovvero un rapporto tra larghezza e lunghezza del cranio simile a quello riscontrabile nei cuccioli di lupo. Comunque, uno studio recente (Drake 2011) ha testato “l’ipotesi eterocronica” nel cane domestico utilizzando un approccio forse più rigoroso, ed una metodologia più moderna e sofisticata. Nello specifico, la ricercatrice americana ha condotto un’analisi morfometrica geometrica tridimensionale sui crani di cani adulti (677 esemplari rappresentanti di 106 razze diverse), comparando la loro forma con quella di una serie ontogenetica di crani di lupo (401 esemplari, comprendenti 77 individui giovani). In breve, la morfologia cranica dei cani adulti esaminati è risultata significativamente diversa da quella dei lupi di tutte le età, permettendo di rifiutare l’ipotesi che i cani moderni siano dei lupi pedomorfici. Tale risultato è stato confermato anche dopo aver ristretto il confronto alle razze canine mesocefale (cioè quelle con la morfologia cranica più sovrapponibile a quella del lupo, es. pastore tedesco, labrador, ecc.). Ciò che permette di distinguere chiaramente cani e lupi è infatti la presenza nel cane di una rotazione più o meno marcata del muso rispetto alla base del cranio, una sorta di riorganizzazione del cranio stesso. Tale rotazione può avvenire in direzione dorsale (formando un angolo pronunciato, o “stop”, tra le ossa nasali/mascellari e quelle frontali), o più raramente in direzione ventrale come nel bull terrier, una razza a “faccia in giù”. Nei lupi invece, il palato e la base del cranio rimangono sullo stesso piano nel corso di tutto lo sviluppo, per quanto il muso si allunghi e il neurocranio diventi relativamente meno ampio. Comunque, anche se i risultati di questo studio non supportano l’ipotesi che l’eterocronia sia il meccanismo responsabile dell’evoluzione del cane domestico, restano alcune considerazioni da fare. La ricerca riguarda infatti solamente le razze moderne selezionate negli ultimi 150 anni, ma rimane ancora aperta la possibilità che i cani più primitivi possedessero una morfologia cranica più simile a quella dei lupi, e che questa sia stata modificata successivamente attraverso la selezione artificiale. Un’altra possibilità è che il campione di lupi esaminato, per quanto grande, possa ancora non essere del tutto rappresentativo. Sembra infatti che una popolazione di lupi dei Balcani presenti una morfologia cranica caratterizzata da una considerevole elevazione del muso rispetto alla base  (Milenkovic et al. 2010). Nonostante queste possibili limitazioni, credo però che questo studio abbia il merito di aver introdotto un importante avanzamento metodologico all’interno di un dibattito piuttosto “caldo”.

Roberto Bonanni

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