Pesce foraggio: un terzo è per gli uccelli

La pesca intensiva altera l’equilibrio dinamico tra ecosistema marino e terrestre. L’aumento della pesca di specie nella catena trofica più bassa, il noto “pesce foraggio” costituito primariamente da sardine, acciughe e krill, potrebbe compromettere il futuro sostenibile di specie ai livelli superiori della catena alimentare, come i predatori marini. In un recente studio a lungo termine, ricercatori di diverse Università e Centri di Ricerca del mondo identificano quello che sarebbe un “limite generale” di danno per il successo riproduttivo di uccelli marini. Utilizzando un database su scala globale, i ricercatori riportano che la diminuzione di pesce foraggio a meno di un terzo rispetto alla biomassa massima osservata provoca il conseguente declino del numero di piccoli involati per coppia. La relazione è consistente per tutte le 14 specie studiate in 7 diversi ecosistemi nell’Oceano Atlantico e Pacifico. Quando le prede scarseggiano, la caccia diventa meno efficiente e gli adulti non riescono a trovare abbastanza cibo per nutrire il numero ottimale di piccoli. Nonostante questi uccelli possano adattarsi bene a condizioni stressanti nel breve termine, la scarsità di cibo nel lungo termine, potenzialmente al di sotto del limite indicato, potrebbe causare un disequilibrio nelle relazioni predatore-preda. Gli autori suggeriscono di utilizzare il limite di un terzo come guida universale per la gestione della pesca del pesce foraggio in modo che le popolazioni di uccelli  marini possano rimanere stabili.
Più studi sono necessari per comprendere quanto la riduzione di pesce foraggio sia legata all’attività’ ittica e non a fisiologiche fluttuazioni periodiche, e valutare se il limite di biomassa osservato possa valere per altre specie di predatori marini, quali i grandi mammiferi. Appare però chiaro che la gestione della pesca abbia bisogno di incisive misure regolamentari: database su larga scala spaziale e temporale potrebbero essere un importante strumento per valutare lo stato dinamico delle popolazioni, tutelando la biodiversità ed il futuro sostenibile della vita umana.

Valeria Marasco

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