Microzoologia

Gli estremi attraggono sempre l’attenzione. In zoologia, interessano il giornalista perché fanno notizia di rapida digestione, e il biologo perché danno l’opportunità di testare ipotesi e modelli ai confini dei loro raggi d’azione. I camaleonti del Madagascar continuano a dare soprese morfologiche e biogeografiche oltre le attese. Il genere Brookesia ha raggiunto ormai limiti quasi impossibili da concepire secondo molti standard funzionali, con la B. micra che presenta una lunghezza del corpo di 20 mm e una lunghezza totale di 29. Il tutto a spese e a rinuncia di molti pezzi che semplicemente non entrano più nella macchina. Ossificazione ridotta, elementi del cranio eliminati, falangi perdute, ritenzione di tutti i possibili caratteri giovanili, proporzioni encefaliche e oculari da cartone animato, e tutta una serie di accortezze per reggere funzione e struttura tra vincoli biomeccanici e problemi metabolici. Ma, invece di far soffrire, la miniaturizzazione sembra che ben paghi a livello evolutivo. Infatti dal nostro punto di vista è l’animale che si è rimpicciolito, ma dal suo invece è l’ambiente che è diventato gigante. Molte più risorse, molto più spazio. Il risultato è una disponibilità maggiore di possibilità evolutive, e l’esserino miniaturizzato ne approfitta. La Brookesia specia con somma facilità, a distanze geografiche che per altri amnioti sono passeggiate postprandiali. Certo, non è facile accorgersene, soprattutto in una foresta dove questi microendemismi possono passare tranquillamente inavvertiti e silenti al filtro dei biogeografi. Ora, riconoscendo senza ombra di dubbio tutto l’interesse per questi estremi strutturali, non facciamoci però prendere dalla corsa al guiness zoologico. Camaleontologi e gecologi  si contendono l’attenzione mediatica a suon di miniaturizzazioni. Però il premio non deve andare a chi ce l’ha più piccolo, ma a tutti quei ricercatori che hanno avuto la pazienza e la tenacia di esplorare e di indagare, aggiungendo informazione alle nostre conoscenze zoologiche. E una pacca sulla spalla anche a tutti i conservatori di museo che dovranno vedersela nelle loro collezioni con esemplari di queste specie, inventandosi forme adeguate per mantenere al meglio queste importanti briciole di informazione biologica.

Emiliano Bruner

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