Macrofagi SI, magnetorecettori NO

Nella corsa sfrenata alla vendita di paper al grande pubblico, tanti, troppi ricercatori dimenticano la sana cautela scientifica (ripudiata dalle riviste ad alto impatto) e sposano le leggi del mercato capitalista. Certamente questo porta benefici immediati per lo scienziato (acquisizione di finanziamenti e cattedre), ma nel lungo periodo il tempo è galantuomo. Per anni abbiamo letto lavori e titoloni in prima pagina sulla capacità di orientamento degli uccelli permessa da speciali magnetorecettori che, grazie alla magnetite, permetterebbero a questi animali di percepire il campo magnetico terrestre. Tale capacità permetterebbe all’animale di orientarsi sulle grandi distanze, come ad esempio quelle che milioni di uccelli ogni anno coprono durante i voli migratori. Ma è notizia di pochi giorni fa che questi tanto decantati recettori del becco non esistono. Grazie alla combinazione di tecniche moderne (resonance imaging e computed tomography) e di classiche metodiche immunoistochimiche, i ricercatori hanno dimostrato che le cellule ricche in ferro presenti nel becco dei piccioni non sono altro che macrofagi, ovvero cellule deputate alla difesa dai patogeni. Oltre a smascherare una delle tante bufale scientifiche, il lavoro riapre la questione di come gli uccelli riescano a percepire i campi geomagnetici.

David Costantini

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