Amore tossico

Situazioni di sesso estremo con conseguenze gravi sono ricercatissime da periodici locali e giornali di gossip per ravvivare l’attenzione del lettore con poche linee di morbo. Sicuramente meno accattivante ma più peculiare quando a rimetterci la vita sono due tartarughe eoceniche. Il ritrovamento pubblicato su Biology Letters ci parla quasi di un’orgia finita male: 51 individui, di cui 12 freddati in piena estasi. La specie è Allaeochelys crassesculpta, e il giacimento è un deposito lacustre tedesco, che ha restituito una quantità abbastanza brutale di reperti. Le coppie di tartarughe sono sempre un maschio e una femmina (riconoscibili per dimensioni e caratteristiche della coda e del piastrone) uniti posteriormente, ovvero in piena copula. E un raro caso di osservazione comportamentale nei fossili, ancor più particolare considerando che si tratta di accoppiamento. L’analisi della scena del delitto porta ad una ipotesi raccapricciante: avvelenamento. La grande moria generalizzata in questo bacino è stata in passato interpretata come conseguenza di emissioni di gas vulcanici o come fioriture di cianobatteri, che di botto fanno piazza pulita dei passanti. Le tartarughe spingono decisamente verso la prima ipotesi, che vede l’agente tossico più associato al fondo del bacino che non agli strati superficiali: quando il maschio riesce a accoppiarsi con la femmina, la coppia in genere si abbandona a uno stato di beata assenza, cadendo lentamente fino al fondale. Lì hanno incontrato, coppia dopo coppia, i gas vulcanici, perdendo silenziosamente la vita nel loro abbraccio letale.  Sesso e morte in un dramma romantico, ci sono tutti gli ingredienti per una storia di successo che abbia come sfondo gli scenari dell’ecologia e della geologia, dell’anatomia, e del comportamento animale.

Emiliano Bruner

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