Ornitogenesi

Nel 1932 Julian Huxley con il suo “Problems of Relative Growth” formalizza il problema dell’allometria in zoología, ovvero dell’influenza della taglia sulle proporzioni anatomiche a livello biologico e evolutivo. Stephen Jay Gould, prima con un articolo nel 1966 e poi con il suo “Ontogeny and Phylogeny” nel 1977, ci mette la componente cronologica, attraverso tassi e tempi di crescita e sviluppo (eterocronia). Le potenzialità sono tali che rivoluzionano il pensiero evoluzionistico. Ad oggi, allometria e eterocronia rimangono tra i principali fattori dell’evoluzione. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo una opportuna analisi statistica, e milioni di anni di imprevisti. Brian Shea, che per primo e meglio di altri è entrato nel problema studiando le scimmie antropomorfe negli anni 80 e addirittura migliorando gli schemi dello stesso Gould, alle prime esultazioni giovanili ha poi sostituito una maturità più cauta. Cambiamenti perfettamente allometrici e eterocronici è difficile trovarli, perché in genere parti differenti del corpo seguono schemi differenti e in più non sempre lineari, o descrivibili con un processo univoco. Allometria e eterocronia rimangono tra i principali fattori dell’evoluzione ma, come già disse Ludwig Von Bertalanffy per la sua Teoria dei Sistemi, si parla in “linea di principio”, e non bisogna cercare di essere troppo rigidi. Gli uccelli sono la versione opportunamente scalata di un tirannosauro, per lo meno nella loro morfologia del cranio. Piccoli dinosauri bloccati ad uno stato pedomorfico, con meccanismi a tratti comparabili con quelli che dalle scimmie antropomorfe hanno generato l’uomo, o il cane dal lupo. Grandi teste e grandi occhi, prodotti dal blocco ontogenetico. E’ evidentemente utile e interessante valutare le relazioni di scala tra uccelli e dinosauri, per le conseguenze anatomiche, fisiologiche, ecologiche, e comportamentali. Ma anche qui, forse l’eccitamento andrebbe ridimensionato. Davanti al capoccione pedomorfico (con crescita e sviluppo rallentato rispetto alle forme originarie) c’è un becco peramorfico (con crescita e sviluppo aumentato rispetto alle forme originarie), e lo stesso capoccione contiene un cervello neomorfico (una invenzione nuova rispetto alle forme originarie). Il tutto su un corpo strutturato di forma evidentemente differente da un dinosauro, dove le regole allometriche sono soprattutto quelle delle necessità del volo. Insomma, manco a dirlo, la dimensione dell’uccello conta, ma fino a un certo punto. Le nostre ipotesi devono spesso essere lineari, per necessità di razionalizzazione e di schematizzazione, e soprattutto per i bisogni analitici. Ma le discipline zoologiche (e soprattutto quelle paleontologiche) devono fare uno sforzo per andare oltre a uno stato di opinioni plausibili vendute solo grazie al fatto che non fanno poi del male a nessuno, e riempiono gli articoli di condizionali innocui sul piano grammaticale ma letali su quello scientifico. Bisognerebbe ambire ad un certo rigore per potersi un giorno sentire davvero utili come ricercatori.  Allometria e eterocronia rimangono due grandi chiavi di volta dell’evoluzione e della biologia. Dobbiamo però ricordarci che siamo noi a dover adeguare le nostre idee alla natura, e non forzare la natura dentro alle nostre idee.

Emiliano Bruner

PS: questa settimana i dinosauri hanno anche ottenuto qualche vetrina in più grazie alla descrizione di un cucciolo piumato, di cui potete vedere le incredibili ricostruzioni che i ricercatori hanno potuto portare a termine con le più sofisticate tecniche di immagine …

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