ZooJ

Dopo venticinque anni di onorata carriera e miliardi di pixel processati, esce finalmente un articolo sulla storia di ImageJ. In realtà è la storia di Wayne Rasband, cinquanta anni di carriera vissuta direttamente dentro i dettagli della nascita e dello sviluppo dell’informatica, dagli albori dei calcolatori alle rivoluzioni della programmazione. Una carriera non solo dedicata ai computer e all’analisi di immagine, ma anche e soprattutto alla condivisione delle informazioni e delle conoscenze, e alla generazione di un sapere collettivo. Prima NIH-Image e il Pascal, poi il passepartout del Java. Strumenti e metodi per tutti, con limiti sfumati o del tutto assenti tra chi produce e chi utilizza. Uno strumento tecnico e sociale allo stesso tempo. L’analisi di immagine è per tutti, ma alla morfologia toccano forse gli interessi migliori. Anatomia micro e macro, istologia, morfometria, densitometria, tomografia computerizzata e risonanza magnetica, si immergono nella catarsi della scienza del pixel. La sezione è fatta di bits, la colorazione diventa algoritmica, e la lente si trasforma in uno schermo. La biologia si fa digitale. Plugins e macro permettono al biologo in silico di sperimentare il metodo, come prima si faceva mischiando polveri e temperature. ImageJ è stato forse il principale testimone e catalizzatore di tutto questo, metodo e referenza, scuola e esempio. Wayne Rasband è ancora lì a controllare integrazioni e fissare bugs, preparando il campo per le prossime generazioni, come Fiji, fondamentale per le estensioni in 3D. Lo ringraziamo per averci invitato a salire con lui sul carro, e per averci adesso raccontato la sua storia.

Emiliano Bruner

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