La teoria dei punti equilibrati

Gunz and Mitteroecker 2013La rivista Hystrix continua con la sua tradizione di referenza storica e pionieristica in morfometria, con un nuovo volume dedicato alla morfometria geometrica. Le tecniche di morfometria geometrica sono ormai pane quotidiano per l’anatomia, e hanno generato negli ultimi dieci anni una nuova professionalità biometrica. La complessità e potenza di questi metodi spesso si associa con una certa semplicità dei programmi, che eseguono automaticamente le analisi. Questa necessità tecnologica (o si fa il biologo o si fa il programmatore, e la collaborazione in questo senso è d’obbligo) ha purtroppo generato anche disastri. Se infatti questi strumenti hanno creato professionalità, permettono però anche a molti di accedere facilmente agli output grafici dei risultati statistici (affascinanti griglie di deformazione e grafici multidimensionali) senza aver bisogno appunto di quella stessa professionalità: “clickers” che spingono i bottoni senza avere un controllo sufficiente del processo e delle interpretazioni dei risultati numerici. Fino a qualche tempo fa la morfometria si faceva in casa, era sufficiente per un ricercatore specializzato in un altro settore calcolarsi una media e una analisi della varianza. Adesso le cose sono un pó più complesse,  e ad oggi il morfometrista è un ricercatore specializzato, con un percorso di addestramento e conoscenza specifica che non si può ovviare leggendosi rapidamente il manuale di un software. Il mestiere non si improvvisa.

Uno dei punti focali e delicati della morfometria geometrica è l’utilizzo e l’interpretazione dei punti anatomici (landmarks). Un articolo di questo volume di Hystryx affronta la questione dolente degli “sliding landmarks”, che si utilizzano per profili o superfici che mancano di referenze geometriche e anatomiche chiare e ben definite. In questo caso è possibile utilizzare punti fissi sui profili (frazioni della curva a intervalli definiti), far scivolare i punti minimizzando le differenze spaziali (minimizzando la “bending energy”) o far scivolare i punti minimizzando le differenze geometriche (minimizzando la “distanza di Procuste“). I tre metodi possono dare risultati spesso molto differenti. I tre metodi hanno promotori e detrattori, che includono in evidente contrapposizione molti referenti di spicco nella storia della morfometria. Il dibattito è abbastanza inerte, e spesso si utilizza un metodo o un altro più per appartenenza a una scuola, fiducia in un gruppo, o disponibilità di software, che non per una posizione personale sulla questione. Il fatto che la minimizzazione delle variazioni spaziali (bending energy) ridistribuisca i punti levigando le distribuzioni viene preso per un vantaggio, ma non è detto che sia così, e non è detto che questo abbia un reale valore anatomico. Potrebbe essere un “aggiusto” numerico che elimina informazione, normalizzando differenze che non dovrebbero essere eliminate. Il fatto che la minimizzazione delle variazioni geometriche (distanza di Procuste) ridistribuisca i punti indipendentemente dal resto della configurazione viene preso come possibile fonte di errore, ma ancora una volta non è detto che sia così. La localizzazione anatomica potrebbe essere avvantaggiata dal fatto che i punti non risentono di ciò che succede nel resto della morfologia. Spesso si critica un metodo o un altro, dimenticando che un modello solo risponde alle questioni che gli si pongono e nella forma che gli si presentano. Un modello, non è buono o cattivo, ma il suo utilizzo può essere proprio o improprio, così come l’interpretazione dei risultati. Offre la soluzione numerica a un contesto numerico, rivelando e semplificando le relazioni secondo regole e limiti che vengono imposti da un contesto analitico. In tutti i casi è importante ricordarsi che è solo un modello, e non la realtà. Diceva Miles Davis che non esistono note sbagliate, e questo è vero se uno sa quello che sta facendo e perché lo sta facendo. Un risultato è un fatto oggettivo. E’ la sua interpretazione che può essere utile o incorretta.

Emiliano Bruner

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